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con il contributo di
Trieste 22 luglio 2006
Serata conclusiva della III edizione del Premio Luchetta nello stupendo scenario di piazza Unità d'Italia.
Una serata attesa da giorni per la presenza di ospiti di tutto riguardo alcuni dei quali, a causa del grave conflitto che da pochi giorni infiamma il medio-oriente, non hanno potuto purtroppo essere presenti.
“…per rimanere accanto ai propri familiari nel suo Paese dove in queste ore il linguaggio delle armi prevale su quello del cuore, incrinando il percorso del dialogo e della pace.E' il momento del cordoglio, del silenzio e del raccoglimento” ha scritto nei giorni antecedenti la manifestazione il musicista di origine palestinese Nabil Salameh, che avrebbe dovuto esibirsi, in un simbolico e fraterno abbraccio di culture, a fianco di Achinoam Nini, più conosciuta come Noa.
All'ultimo momento una comunicazione simile è giunta da Rim Banna, la più famosa vocalist palestinese.
Così è rimasto affidato a Noa l'arduo compito di messaggero di pace in un momento così delicato per il suo paese. La cantante, molto impegnata a livello umanitario e sociale, non ha voluto sottrarsi ad esso per consentire che un grido unico e forte si levasse contro le guerre.
La professionalità dell'artista ha poi dato sfogo a tutte le sue doti, trascinando il pubblico con le sue melodie, e i bambini della Fondazione Luchetta con il suo inno di pace “Shalom Shalom”.
Noa e Carlo Fava hanno proposto poi la canzone “Un discorso in generale”.
Maurizio Martinelli, la “mula triestina” Giovanna Botteri e Franco Di Mare, volti ormai noti dei nostri Telegiornali Rai, hanno poi dato il via alla kermesse di artisti, giornalisti, reporter e operatori che hanno affollato il palco del Premio.
Per primo è salito sul palco Robert Knoth dell'Agenzia Contrasto, al quale è stato consegnato il Premio Miran Hrovatin dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza per la foto “Cernobyl” che ritrae due ragazzi bielorussi affetti da handicap mentale, affidati, come altre migliaia, ad un istituto che accoglie i bambini colpiti da radiazioni dopo lo scoppio di un reattore nucleare.
"Sono contento di questo premio perché Chernobyl, a vent'anni di distanza, è quasi un problema dimenticato. Questa è un'opportunità per riportarlo all'attenzione dei media. Il mio reportage fa parte di una storia più ampia in quattro episodi, alla quale ho lavorato per sette anni, sugli incidenti nucleari nell'ex unione sovietica: quello di Chernobyl non è stato l'unico e sicuramente nemmeno il peggiore”.
Jon Ashworth, rappresentato sul palco dal console britannico a Trieste John Dods che ha ritirato il Premio intitolato a Dario D'Angelo dal governatore della Regione FVG Riccardo Illy, ha inviato un video messaggio al pubblico raccolto in piazza Unità, in quanto, avendo nel frattempo lasciato il suo lavoro da inviato del Times, ha deciso di portare il suo aiuto come Charity Operator nello Sri Lanka dove ha attivato una Fondazione.
“Sceso dall'aereo a Colombo nel bel mezzo di un acquazzone tropicale, passai un'ultima volta i controlli. comprare macchine seminatrici. costruire centro computer. riparare land rover. questo non era esattamente il mio classico itinerario vacanziero. d'altra parte, non ero in Sri Lanka per vedere le bellezze del luogo. Pochi giorni più tardi, stavo su un polveroso e sperduto sentiero a sette ore da colombo per comprare delle capre. Come uno fa di solito. A Wimalasiri, sopravvissuto allo tsunami, ne servivano una dozzina per un progetto di allevamento. Poiché per essere pesata veniva fatta dondolare sui piatti di una bilancia, ogni singola capra strepitava nel modo più forte possibile. mi ricordava il mio vecchio capo”.
Un grande amico della Fondazione, Pino Scaccia, ha consegnato a Marino Macchi della Testata giornalistica regionale, Sede Rai del Friuli Venezia Giulia, il riconoscimento dedicato a Alessandro Ota per il servizio “Più forte del tempo”, girato a Mostar dodici anni dopo la strage della troupe della Rai. L'obiettivo della telecamera evidenzia la persistente divisione di una città che era luogo di incontri con i suoi ponti tra le sponde della Nèretva e in cui la convivenza tra le diverse etnie resta un patrimonio non ancora recuperato.
“il ponte di Mostar è stato ricostruito perfettamente. Ma tu hai la percezione netta della separazione. e capisci che ci vorranno generazioni per riavvicinare la città cristiana a quella musulmana”.
A seguire la consegna del Luchetta per i quotidiani a Paolo Rumiz per l'articolo “Non andare a Trebisonda” pubblicato nell'ambito di un'inchiesta de “La Repubblica” alla ricerca degli ultimi cristiani sulla strada di Gerusalemme. Il servizio sottolinea le contraddizioni del paese più laico della costellazione mussulmana, la Turchia, in cui le comunità cristiane ( armeni, siriaci, greci, cattolici) sono spaventate, sperdute, silenziose. Qui tace la campana: le chiese vengono chiuse cogliendo ogni occasione, nel convincimento che non si può essere un buon patriota turco se si è cristiano.
"Non andare a Trebisonda, ammonì cupamente un vecchio greco di Istanbul prima che iniziassi, l'anno scorso, un lungo viaggio nella Turchia profonda, alla ricerca degli ultimi cristiani sulla strada di Gerusalemme. Aggiunse:'se proprio ci andrai, non domandare dei miei fratelli....a te la Polizia non farà nulla, ma a loro si. Avranno problemi dopo che te ne sarai andato. Se vuoi un consiglio, non scrivere nemmeno che ci sono cristiani a Trebisonda'"
Tutte le consegne dei premi sono state intercalate, sotto l'occhio attento della regia di Cesare Pierleoni e della guida di Adriano de Maio, autore della serata, dalle prestigiose esibizioni di Noa accompagnata da Gil Dor e dai Solis String Quartet.
Una voce splendida e cristallina le cui note si sono sparse nel magnifico scenario della più grande piazza sul mare di tutta Europa e ad alcuni sono sembrate volare verso il mare ed oltre, forse proprio laddove Noa voleva che giungessero!.
Sul palco anche Riccardo Maffoni, vincitore di Sanremo Giovani 2006, e il cantautore Carlo Fava, che si sono avvicendati con l'apprezzata esibizione al violino di Alessandro Simonetto e Roberto Daris.
Ultima scena della serata è stata dedicata ai “ragazzi di Scampia” che hanno consegnato il loro riconoscimento alla stessa Isabella Schiavone e una targa alla Fondazione Luchetta ritirata da Ali, uno degli ospiti di via Valussi.
I Ragazzi di Scampia è orchestra formata da 17 allievi della scuola media “Carlo Levi” di Napoli che al Festival hanno proposto “Musica e speranza”, canzone nata sulla loro pelle di giovani abituati a far convivere la speranza di una vita normale con la realtà della droga e della criminalità.
Isabella Schiavone ha ricevuto il trofeo del Premio Marco Luchetta per la TV per il servizio “I ragazzi dello zoo di Scampia”, una coraggiosa inchiesta su un quartiere degradato della periferia di Napoli, in cui la convivenza tra criminalità e spaccio di droga a cielo aperto tolgono ai giovani ogni speranza di vita normale, e la ricerca delle dosi quotidiane si configura come sistema di sopravvivenza senza orizzonti di speranza. Uno spaccato della cosiddetta “Piazza Italia” che rappresenta una denuncia e insieme un invito alla riflessione.
"A Scampia ti imbatti in uno stile di vita quasi inimmaginabile. Gli adolescenti ci vanno perché la considerano la ‘piazza d'Italia', un posto dove trovi roba buona a buon prezzo, e te lo dicono con gli occhi luminosi, contenti. Un posto dove se a un bambino di otto anni fai una banalissima domanda - chi è il suo cantante preferito, o se vuole diventare un calciatore - ti senti rispondere ‘non mi pace niente, non voglio diventare nessuno'."
Infine, dopo il discorso di ringraziamento del presidente della Fondazione Luchetta Enzo Angiolini, i saluti dei tre giornalisti-conduttori che, fra l'altro, sono stati molto vicini alla Fondazione nella tre giorni di preparazione della serata, con un appuntamento che ormai ha dimostrato di essere più che maturo per porsi sulla scena internazionale dei riconoscimenti giornalistici.
Luglio 2007, data della IV edizione, non potrà che confermarlo…..
Ci fa piacere concludere la pagina dedicata all'importante manifestazione con uno dei personaggi che ha contribuito, assieme ad un valente staff e con il contributo del Corecom FVG, ha portare qualcosa di nuovo anche in questa edizione del Premio.
Beniamino Pagliaro, per tutti noi amichevolmente “Benny”, ha ideato e realizzato Il Quotidiano dell'Antepremio, al quale abbiamo dedicato un'apposita pagina, con un dispendio di risorse psico-fisiche non da tutti, e di cui i giornalisti che hanno partecipato agli incontri non hanno fatto altro che parlar bene…a Benny il meritato riconoscimento di concludere con le sue stesse parole questa breve cronaca…
Il maltempo del pomeriggio ha fatto temere il peggio per la serata
I bambini e i volontari della Fondazione in attesa dell'inizio della serata
I genitori di Sasha
Carolina e Andrea Luchetta, con Stefania Marzini
Marzini e Fresa
Alexandra e Xexxon attendono con ansia Noa
Moira e Arianna con l'ultimo nato della Fondazione
I sempre presenti ragazzi di elsitodesandro.it
Sergio Canciani e Giovanna Botteri
La presentazione del filmato realizzato dalla RAI in via Valussi, una delle due case di accoglienza della Fondazione
Alexandra(Romania) ha rivisto Maurizio Martinelli e si è messa a salutarlo con tale affetto da lontano che Maurizio non ha potuto resistere e l'ha invitata sul palco….
...gesto bellissimo per il legame che si era creato già il giorno prima in via Valussi , sciagurato per il regista che è stato costretto a rapidi cambi di inquadrature non previste dal copione, ma che hanno dimostrato la grande professionalità degli addetti della squadra Rai.
Al termine della serata, i bambini hanno incontrato Noa in una gelateria del centro storico e ne è nata spontaneamente la promessa di andarli a trovare il giorno successivo.
La promessa è stata mantenuta ed il sito della Fondazione ha cercato di riportarne nel migliore dei modi la cronaca e le sensazioni provate durante l'incontro, al quale ha voluto partecipare, in forma privata, anche il presidente della Giuria del Premio Angela Buttiglione.
Un particolare ringraziamento ai locali pubblici circostanti piazza Unità che nelle giornate della manifestazione hanno indossato le nostre magliette proponendo la nostra immagine ai loro clienti!
Un bel modo per parlare di Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D'Angelo e Miran Hrovatin. (tratto da www.riflessivisivi.net)
Con la serata "I nostri angeli" in Piazza Unità si è conclusa la terza edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta.
Negli occhi, sfiniti, di chi ha lavorato senza tregua per la buona riuscita del progetto, televisivo e non, c'è molta soddisfazione. Sono le 3 di notte, e in molti sono ancora sulla splendida terrazza del Teatro Verdi, a cercare un po' riposo e un po' il fresco che non si vede da giorni. Non ci sono più i vincitori, ma alle 3 di notte si può concedere loro di essere già a letto, dopo tante emozioni. Può sembrare retorico, ma è questo è un Premio emozionante. Che emoziona gli amici dei "nostri angeli", che non sono eroi, bensì lavoratori. Sono, ancora una volta, Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D'Angelo e Miran Hrovatin. Quest'anno poi, con il "ritorno" della mula triestina Giovanna Botteri, il ricordo è ancora più intimo, sincero.
Emozionante forse non è l'aggettivo che tutti sceglierebbero per definire Antepremio, la rassegna di incontri sui linguaggi della comunicazione organizzato con il Corecom Fvg, ma per chi nell'informazione ci lavora, e ci spera, è stato emozionante, istruttivo, sentire parlare direttori di testate nazionali, inviati e conduttori, sempre all'insegna del buon senso, del lavoro ben fatto.
Forse questo è davvero il miglior omaggio ai "nostri angeli": premiare e puntare sulla qualità del lavoro e sulla passione(Angela Buttiglione ha parlato di "missione"), anche se, come ha detto Botteri in chiusura di serata: "A Marco non piacerebbe tutta questa retorica". Forse è questo voler essere all'altezza, in tutti noi, a spingerci al meglio.
E poi c'è la Fondazione, che è tutta, e lo ripetiamo, nel sorriso del presidente Enzo Angiolini. Ci sono i bambini che in mezzo alla Trieste bene in platea si scatenavano sulle note di Noa. C'è l'energia contagiosa di persone che vogliono fare del bene, i volontari; come nella gente, nei triestini, come ha detto il presidente della Regione Riccardo Illy, che ringraziano e sono orgogliosi della Fondazione. Forse per questo tutti i camerieri dei bar della zona, già da venerdì, vestivano felici le magliette della Fondazione. Ed è questa la chiave del tutto: oltre alla tv, oltre al giornalismo, al Premio, c'è tutto di commovente e poco di retorico. Famiglie e famiglie rimesse in piedi da volontari e sostenitori.
E' l'edizione numero tre di un Premio in crescita, fatto dalle persone, dalla passione di Fulvio Molinari, splendido segretario della Giuria, di Giovanni Marzini, Francesca Fresa, Federico Prandi e Luciana Biecker, instancabili organizzatori, per cui, nonostante la professionalità e le singole esperienze, il Premio non è il solito lavoro: è molto peggio, perchè si pretende il meglio, ma è molto meglio, perchè ci si arriva e lo si fa non come aziende, ma come persone. Ci sono poi le istituzioni e gli sponsor, sempre vicini al Premio e alla Fondazione.
C'è la Rai, che continua a credere nel Premio e in Trieste, e arriva con armi e bagagli con i migliori uomini per confezionare una serata d'eccezione(in onda martedì 25 alle 22.50 su Rai Uno) e con Franco Di Mare, ormai triestino adottivo, che ha legato la sua bravura al Premio.
Chiudendo, permetteteci di dirlo, c'era anche Riflessivisivi.net, la web tv che ha prodotto "il Quotidiano"; e anche qua, sempre di persone si parla, la dimensione internet non inganni: persone che, per garantire la puntualità e la qualità di video e contenuti, lavorano tutto il giorno, e anche la notte, o si svegliano alle 6 per mandare i testi e farli tradurre entro le 10. Non è il tempo dei bilanci, ma una media di 700 persone(nuove) al giorno fanno pensare bene. E, soprattutto, il valore del Quotidiano è la condivisione, per cui l'obiettivo non si ferma a questi giorni, belli e impossibili, ma anche al futuro, per condividere completamente contenuti di altissimo livello.
Chiaramente non li ho conosciuti, ma penso che tutto questo sia un bel modo per parlare di Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D'Angelo e Miran Hrovatin.