Torna all'Home Page
 
Ti trovi in Home | La fondazione | Miran Hrovatin

Marco
Alessandro
Dario

Miran Hrovatin

A Miran Hrovatin il mondo andava stretto.
Era un uomo pieno di energia, cui piaceva lavorare, comunicare, scoprire cose nuove, ridere e piangere.
Uno che non poteva mai stare fermo e che ha amato subito di un: amore appassionato il suo primo ferro del mestiere, la macchína fotografíca.
Era, in qualche modo il suo alter ego, che gli consentiva, attraverso I'obiettivo e la pellicola, di vedere, e fissare, quello che lo incuriosiva, e:che del mondo, ma soprattutto delle persone, della gente, lo colpiva, e lo faceva gioire o soffrire.
Non per niente non se ne separava mai.
Anzi, quasi per timore di restarne privo, di macchine ne portava con sé due anche tre alla volta.

E girando il mondo dove lo portava il suo mestiere comperava sempre nuoví accessori: esposimetri, obiettivi, lenti, caricatori automatici.
Quasi una mania che ha lasciato traccia: un archivio fotografico che colpisce per la vastità di interessi di chi stava dietro l' obiettivo, il personalissimo modo di vedere il mondo con una sensibilità che sembra quella di un adulto che non ha mai smesso di essere bambino.

Anche quando il lavoro all'agenzia Alpe Adria e poi alla Videoest lo ha portato ad imbracciare la cinepresa Miran non ha mai messo da parte la "sua" macchina, che ha portato, pur se talvolta lo impicciava, in ogni dove, anche nelle aree a rischio della guerra dei Balcani.
Dentro la guerra ha lavorato per anni, ingaggiato quasi sempre dalla RAI i cui colleghi ne avevano scoperto professionalità e qualità umane.
Era uno autonomo, Miran.
Bastava dirgli che in un dato posto accadeva un fatto e lui partiva, tornando con immagini essenziati, eloquenti; originali.
Se ne sarebbero potuti ricavare reportage senza commento: solo immagini ed effetti sonori.
Per più di quattro anni Miran ha vissuto la tragedia dei Balcani dribblando i rischi del mestiere con una sicurezza che derivava da una grande professionalità; e dall'esperienza di uno che, di famiglia slovena, parlava altre tre lingue, e con la sua innata simpatia, la risata travolgente, era diventato popolarissimo in tutti i luoghi deputati dell'informazione, dai centri stampa ai grandi alberghi.

Quando il TG3 gli ha proposto una missione in Somalia assieme a Ilaria Alpi a Miran non parve vero di andare, finalmente, "in un posto dove non sanno cos'è la neve e si può fare il bagno in mare".
Ma in un pomeriggio pieno di sole il mitra di un sicario lo ha freddato assieme alla sua collega, nonostante la scorta armata.
E nel mare d'Africa non si è immerso mai.