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Il Premio Luchetta

Promosso in occasione del decennale della morte di Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D'Angelo, uccisi da una granata a Mostar il 28 gennaio 1994 mentre realizzavano un servizio giornalistico sui bambini vittime della guerra balcanica, e della morte del cineoperatore Miran Hrovatin, assassinato a Mogadiscio il 20 marzo dello stesso anno assieme alla giornalista Ilaria Alpi, il premio è istituito dalla "Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin per i bambini vittime della guerra" .

L'obiettivo del Premio, che nel 2004 ha celebrato la sua I edizione, è quello di dare un riconoscimento agli operatori dell'informazione che, nell'ambito della loro professione, si siano distinti per l'opera di sensibilizzazione in favore dei valori di solidarietà, pace e fratellanza, a tutela dei minori vittime di ogni forma di violenza.

Il Premio vuole essere un omaggio allo stile e al modo di svolgere la professione giornalistica con umanità e discrezione.

Per questo motivo i candidati devono rispondere agli ideali che hanno animato il lavoro dei quattro inviati e che hanno ispirato la nascita della Fondazione che ne porta il nome : i valori di solidarietà tra i popoli, il rispetto delle diversità etniche e politiche, la convivenza pacifica e la soluzione dei conflitti attraverso il dialogo.

Sono questi i valori che animavano Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D'Angelo e Miran Hrovatin.

Gli obiettivi e le finalità del Premio si coniugano con lo spirito che ha animato e anima tuttora l' attività della Fondazione, che ha accolto e curato centinaia di bambini con i loro genitori, provenienti da zone di guerra in particolare ma , soprattutto negli ultimi anni, da svariate parti del pianeta.

Riconoscimenti istituzionali
Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica.

Luglio 2004

La prima edizione del Premio Luchetta istituito dalla Fondazione che ne porta il nome coniuga un prestigioso riconoscimento giornalistico ad un forte impegno solidaristico.

Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D'Angelo e Miran Hrovatin hanno pagato il loro impegno per un modello di giornalismo alto e nobile, capace di contribuire al dialogo fra i popoli, nel rispetto delle diverse identità etniche e culturali.

La Fondazione, nata dopo la tragedia di Mostar, ha saputo raccogliere la loro lezione di vita con un impegno esemplare a favore dei bambini vittime di guerra. Essi hanno testimoniato la coerenza e la fedeltà ai valori della libertà dell'informazione e di un'etica della responsabilità e del dovere sostenuta da una grande e generosa umanità.

Con questi sentimenti rivolgo alla Fondazione Luchetta, alla illustre Giuria e ai premiati un saluto augurale e partecipe.

Carlo Azeglio Ciampi,
Presidente della Repubblica.

Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica.

Luglio 2005

Questo appuntamento si conferma come un riconoscimento ai valori di un giornalismo nobile e coraggioso, quello degli inviati di guerra, impegnati a dare testimonianza delle asprezze e della violenza verso i più deboli.

Luchetta, Ota, D'Angelo e Hrovatin sono esempi di eccellenza.

I loro ideali di rispetto della dignità e della diversità dei popoli, di solidarietà e di integrazione continuano a vivere ed essere rafforzati nel lavoro dei colleghi.

Con questi sentimenti rinnovo alla Fondazione Luchetta, alla illustre Giuria e ai premiati un saluto augurale e partecipe.

 

Carlo Azeglio Ciampi,
Presidente della Repubblica.

 

Paolo Gentiloni Ministro delle Comunicazioni

Luglio 2006

Esprimo la mia profonda e personale adesione al significato che questo Premio rappresenta, all'impegno e alla passione civile che questa manifestazione sottende.

Oggi più che mai i fatti dolorosi all'estero ci ricordano la necessità di ricostruire in tanti Paesi le condizioni minime indispensabili per una convivenza civile.

Questo impegno ineludibile, che il Premio Luchetta testimonia, deve esprimersi prioritariamente verso i più deboli ed in particolare verso i bambini, vittime innocenti ed indifese delle guerre e di tante altre violenze.

Il mondo della comunicazione non si sottrae a questo compito, di cui anzi, con il loro estremo sacrificio, sono stati testimoni in questi anni difficili giornalisti ed operatori italiani come Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D'Angelo e Miran Hrovatin.

Il Ministero delle comunicazioni e l'intero Governo italiano si uniscono nel ricordo di coloro che, in nome del bene comune e di una società più giusta, non sono più tra noi. Al contempo esprimo la ferma speranza, testimoniata da questo Premio, che le nuove generazioni di giornalisti sapranno impegnarsi e lottare sempre, attraverso il lavoro nel mondo dell'informazione, per la costruzione di una società civile in cui la convivenza e il rispetto dei più deboli siano valori universalmente riconosciuti e tutelati.

Paolo Gentiloni
Ministro delle Comunicazioni